LA GUERRA CIVILE NELL’EX-JUGOSLAVIA (1991-95)

Scritto da lostoritto on maggio 22, 2013
Senza Categoria

Lo stato della Jugoslavia nasce nel 1918 e nel 1945, in seguito alla liberazione dal nazifascismo guidata da Josip Broz detto ”Tito”, diviene una Repubblica federale formata da sei Repubbliche:  Serbia, Montenegro, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Croazia e Macedonia, oltre alle province autonome del Kosovo e della Vojvodina. Tito riuscì a mantenere fino al 1980 (anno della sua morte) l’equilibrio della Repubblica sul punto di vista etnico, politico, religioso e culturale. Successivamente iniziò un periodo di instabilità a causa dell’ inflazione crescente, dal forte indebitamentoi estero e da un rigido sistema decisionale legato alla rappresentanza etnica. Nel 1990 la Jugoslavia abbandonò il sistema di potere monopartitico e il suo particolare socialismo autogestito. Da qui a poco, fattori interni ed esterni contribuirono alla disgregazione; Macedonia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Slovenia (1991-1992) che interpretarono male il predominio serbo si dichiararono indipendenti. Per Slovenia e Macedonia la soluzione politica fu pacifica. In Croazia,Bosnia e Serbia con interessamento del Kossovo l’ estrema disgregazione etnica e religiosa portò allo scoppio di una sanguinosa guerra civile che nessun accordo e nessun intervento dell’ ONU riuscirono a fermare.
  • TAPPE DELLA GUERRA:
La prima scintilla si ebbe il 25 agosto 1991, quando i serbi reagirono alla dichiarazione d’indipendenza della Croazia  e attaccarono diverse città.  Il motivo ufficiale era evitare che i serbi domiciliati in Croazia venissero staccati dalla terra madre, ma in realtà fu la prima manifestazione dell’ atroce  ideologia nazionalistica serba che aveva in Slobodan Milosevic il suo leader.
Il leader  serbo-bosniaco Radovan Karadžić si oppose all’indipendenza della Bosnia-Erzegovina assediando Sarajevo, capoluogo regionale. Nonostante i tre tentativi da parte dell’Onu di fermare le ostilità dividendo lo Stato in tre entità etniche separate, i bosniaci e i croati si allearono contro i serbi. L’alleanza fu di breve durata, infatti dopo pochi mesi scoppiò un conflitto bellico tra bosniaci musulmani e croati che portò questi ultimi a radere al suolo la città di Mostar. Sarajevo venne assediata dalle truppe serbo-bosniache per 43 mesi. Le vittime accertate furono più di 93 mila.
Nell’ agosto 1992 a Londra si tenne la prima conferenza internazionale per trovare una soluzione alla guerra in Bosnia Erzegovina. Due anni dopo, il 18 marzo 1994, con gli accordi di Washington il presidente della Croazia Franjo Tudjman e il suo omologo bosniaco Alija Izetbegovic posero fine alla guerra croato-musulmana in Erzegovina e crearono la Federazione di Bosnia-Erzegovina.
Dall’ 11 a 16 luglio 1995, le truppe militari serbo-bosniache di Ratko Mladić diedero il via al massacro di Srebrenica, in cui persero la vita circa 8 mila bosniaci musulmani.La piccola città diventò luogo emblema di uno degli eventi più sanguinosi della guerra. Il 16 luglio 1995, il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia costituito a L’Aja giudicò Radovan Karadžić e Ratko Mladić colpevoli di genocidio, crimini contro l’umanità, violazione delle leggi di guerra nell’assedio di Sarajevo e nel massacro di Srebrenica.
Anche i croati hanno i loro scheletri nell’armadio.  Durante l’Operazione Tempesta, condotta dai croati per riportare sotto il loro controllo le zone abitate dai serbi in Dalmazia e Slavonia, causarono fra 1.400 e 3.400 morti e più di 250 mila persone furono costrette ad abbandonare le loro case. Molti comandanti croati furono riconosciuti colpevoli di pulizia etnica da parte del Tribunale per l’ex-Jugoslavia.
Tre settimane dopo, il 30 agosto 1995, per piegare la resistenza serba, l’aeronautica della Nato attuò raid sul territorio distruggendo le basi militari più importanti e le vie di comunicazione. Il 14 settembre 1995, dopo due settimane di attacchi aerei, i serbo- bosniaci ritirarono le armi pesanti intorno a Sarajevo, ponendo fine all’assedio più lungo della storia moderna.
La fine della guerra era vicina. Il presidente serbo Slobodan Milosevic incontrò Franjo Tudjman e Alija Izetbegovic ponendo fine alla guerra civile in Jugoslavia con la firma dell’accordo di Dayton sotto la tutela americana. Il triste resoconto della guerra fu di 250
mila morti e centinaia di migliaia di sfollati.
  • LA RESA DEI CONTI:
Nel 2001, Milosevic venne consegnato dal primo ministro serbo Zoran Đinđić al Tribunale per l’ex-Jugoslavia. Il capo serbo fu trovato morto per un attacco di cuore nella sua cella del carcere dell’Aja la mattina dell’11 marzo 2006.

Il 4 febbraio 2003 la Repubblica federale di Jugoslavia divenne Unione di Serbia e Montenegro. Grazie al referendum del 21 maggio 2006 I due stati hanno ottenuto l’autodeterminazione che ha sancito la nascita delli  Stati indipendenti. Nel 2009 il Kossovo proclamò l’ indipendenza della Serbia.

 

 

 

”DONNE DI BOSNIA’‘ poesia dal libro di Aurora Cantini

(6 Aprile 1992 l’assedio di Sarajevo che ora i ragazzini nemmeno ricordano)

Albeggiava lontano

sui campi sperduti e incolti

mentre si muovevano stanche

alcune donne di Bosnia.

Ogni passo seguiva il cammino

di lunghi silenzi

e segnava il ritorno

come un filo lungo un’intera vita.

Spigolosi profili in ombra

rannicchiati nel velo

come un rifugio alla paura dei giorni.

Ma dietro quelle labbra sottili e bianche

s’agitavano infinite parole

spezzate violate frantumate

in un groviglio umido e caldo

sotto la lingua.

Stanche donne di Bosnia

sperdute e incolte come la loro terra.

Chissà se un germoglio nuovo

scioglierà un giorno

quel groviglio di coraggio

sepolto proprio lì

sotto la lingua.

Immagine anteprima YouTube

Mappa animata del cambiamento della Jugoslavia dal 1989 al 1992:

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Breakup_of_Yugoslavia-TRY2.gif

PRADA LUIS MARTIN

15 Commenti to LA GUERRA CIVILE NELL’EX-JUGOSLAVIA (1991-95)

lostoritto
28 maggio 2013

Birgit Sandu Gociu

Concordo con Irene, spesso a quest’orribile vicenda non viene dato lo spazio di riflessione che merita, infatti anche se non fu uno scontro di vaste dimensioni come le 2 guerre mondiali, la crudeltà e la disumanità ha caratterizzato l’ex Jugoslavia non è affatto inferiore. Agghiacciante oltre alla battaglia e l’annullamento di diverse nazioni, di diverse etnie all’interno di un unico Stato, è proprio, come ricorda la poesia che ha pubblicato Luis, il trattamento spregevole cui erano sottoposte le donne bosniache, attaccate per poter realizzare un’azione diretta contro la piramide etnica di questo popolo. Numerosi furono gli stupri e altrettanti i bambini nati da quel terribile atto. Decine di migliaia! e meno di 40 sono stati processati, cifre che mi fanno veramente venire i brividi, episodi che non si sono conclusi in se stessi. Infatti Amnesty Internetional ha incontrato numerose donne a Tuzla, una città della Bosnia, le quali fanno tutt’ora i conti con i disordini da stress post-traumatico, l’ansia, le malattie a trasmissione sessuale, il diabete, l’ipertensione e l’insonnia. Quasi nessuna ha un’assicurazione medica decente, quasi nessuna è in grado di pagarsi le cure. Non ce n’è una di loro che sia stata sollevata dal dolore vedendo i responsabili di torture, riduzione in schiavitù sessuale, sparizione forzata e detenzione arbitraria condannati dalla giustizia.
Per poter comprendere è necessario ascoltare i loro racconti, per questo riporto qui poche parole di una di queste vittime: “Venivamo ammazzate, gettate nelle fosse comuni. Venivamo stuprate, arrestate, incarcerate nelle prigioni e nei campi, torturate, usate da scudo vivente. Venivamo obbligate al lavoro forzato, scacciate a forza dalle nostre città e villaggi, derubate dei nostri averi e in mille altri modi umiliate brutalmente. Non di rado le bambine tra i 12-14 anni venivano forzatamente separate dalle loro famiglie e condotte in luoghi speciali dove venivano sottoposte, da parte dell’aggressore, a orribili sevizie, stupri ed altre forme di tortura, compresa la mutilazione fisica e l’assassinio”.
Ciò che più mi ha colpita però, è che della cifra non possiamo essere nemmeno sicuri, potrebbero essere molte di più, ma non vogliono confessare per paura e per vergogna. Loro si vergognano, loro che hanno unicamente subito tali oscenità, invece penso che dovremmo essere noi a vergognarci. Simili vicende succedevano proprio davanti ai nostri occhi, però il nostro intervento ha tardato fin troppo ad arrivare. Però possiamo ancora contribuire a dare loro una mano, possiamo sostenerle ma questo sicuramente non cancellerà ciò che è successo, per questo dobbiamo ricordare, è necessario al fine che un simile orrore non possa accadere più, al fine di restituire a quelle fragili vittime la dignità che credono di aver perso.

lostoritto
28 maggio 2013

MICHELA PEDROTTI
Una società che sembra averle dimenticate, quelle donne, quelle ragazzine vittime di violenze e stupri. Senza uno straccio di medicine e cure mediche, molte disoccupate, senza mezzi per il proprio sostentamento , incapaci di vivere a causa del trauma subito. Molte di queste donne oggi vivono ai margini, continuando ad essere vittime insignificanti.
E’ terribilmente spregevole e disumano. Lo stupro in questa guerra fu trasformato in strategia pianificata e coordinata. Per la prima volta nella storia della guerra gli stupri divennero strategia militare.Le donne, ancora oggi, vengono lasciate sole.
Migliaia di ragazze e donne bosniache, durante gli anni della guerra condividevano questa violenza, lo stupro, la tortura e la morte.
Nel libro “Genocidio in Bosnia” di N.Cigar vengono descritti gli abusi sulle donne:” i paramilitari serbi della città di Gacko, in Erzegovina, si vantavano in pubblico di quello che facevano alle donne bosniache. Cantavano: Muslimanka sva u krvi, srbin joj je bio prvi, cioè la donna musulmana tutta insanguinata, il serbo è stato il primo per lei. Lo stesso gruppo si vantava di aver stuprato in gruppo una ragazza musulmana di tredici anni, di averla attaccata su di un carro armato e poi di aver circolato per la città finché della ragazza non era rimasto niente più che uno scheletro”.
La conseguenza più rilevante di questi accaduti fu la dichiarazione da parte delle Nazioni Unite , secondo cui la violenza sessuale è un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità che si può considerare come un atto di genocidio. Dunque lo stupro e la sofferenza non verrano più considerati come conseguenza secondaria ma come crimine.
Per le vittime questo non è così importante, in quanto esse vogliono che i colpevoli rispondano dei loro crimini. Questo lo ricorda con molta chiarezza Carla Ponte, l’ex Procuratrice Generale del Tribunale dell’Aia, che descrive l’incontro con una donna che fu vittima di Milano Lukic, serbo bosniaco condannato per crimini contro l’umanità: “Mi incontro con diverse vittime di Milan Lukić. Una è una madre che dice che non mi perdonerà mai se Milan Lukić all’Aja non avrà quello che merita. Racconta nei particolari come Lukić fosse irrotto in casa sua, violentandola alla presenza dei due figli, di nove e dodici anni; racconta come Lukić l’avesse poi portata nella cucina ordinandole di scegliere un coltello affilato e come infine, sotto i suoi occhi, Lukić l’abbia usato per sgozzare i due bambini”.
Nelle indagine e inchieste post-guerra fu molto rilevante l’intervento di una prigioniera dell’albergo “Vilina Vlas”, il rapporto delle Nazioni Unite dichiara che in questo stabilimento erano segregate e maltrattate 200 donne che in seguito furono uccise o fatte sparire. “Ci tenevano tutte chiuse nelle stanze. Ogni tanto ci buttavano un pezzo di pane che prendevamo con i denti perché le mani erano legate con le corde. Ci slegavano solo per stuprarci”.
Altra testimonianza di questi crimini disumani sono le donne, detenute e stuprate in un bordello nei pressi di un sobborgo di Sarajevo, che dichiararono( quelle sopravvissute) che oltre ai serbi anche le forze di protezione delle Nazioni Unite(l’UNPROFOR) partecipò agli stupri e alle violenze .
Amnesty Internationale dichiara che i carnefici sono ancora liberi, “I responsabili degli stupri continuano a sottrarsi alle indagini e alla giustizia. Alcuni occupano posizioni di potere e molti vivono nelle stesse comunità delle loro vittime. Solo pochi colpevoli sono stati assicurati alla giustizia attraverso i tribunali internazionali e nazionali”.

lostoritto
29 maggio 2013

Parlando di guerre si tende a ricordare solo quelle “importanti” come la 1^ e la 2^ guerra mondiale o quella attualmente in corso in Iraq. Ma non dimentichiamo che altre persone in altre guerre sono morte a migliaia.
Personalmente non ho sentito spesso parlare del genocidio dato dalla guerra civile nella ex Jugoslavia, ma credo sia, come tutte le altre guerre, un fatto increscioso. Non riuscirò mai a capire perchè si possa arrivare ad uccidere civili persino innocenti solo per una questione sì legata all’indipendenza, ma essenzialmente legata principalmente ai poteri economici.
GIORGIA GONZALES

lostoritto
24 maggio 2013

Martina Avi:

Dopo la scomparsa del maresciallo Tito, avvenuta nel maggio 1980, che per circa 40 anni aveva garantito la coesione pacifica di una realtà stabile dal punto di vista etnico, politico, religioso e culturale, si apre una fase di instabilità determinata da un’inflazione crescente, da un forte indebitamento estero e da un sistema legato alla rappresentanza etnica. Un contributo al successo di Tito era venuto dagli aiuti anche economici provenienti dall’Occidente e volti a tenere staccata la Jugoslavia dalla sfera di influenza sovietica.

Ma, il 25 agosto 1991, i serbi reagirono alla dichiarazione d’indipendenza della Croazia attaccando diverse città. Come già dice Luis nell’articolo, il leader serbo-bosniaco Radovan Karadžić si oppose, assediando Sarajevo, causando oltre 93 mila morti. Dopo quattro lunghi anni di guerra, il 14 settembre 1995, dopo due settimane di attacchi aerei, i serbo- bosniaci ritirarono le armi pesanti intorno a Sarajevo, ponendo fine all’assedio più lungo della storia moderna.

L’assedio di Sarajevo durò ben quasi 4 anni, non si poteva uscire dalla città, né entrare, non c’erano cibo, acqua, luce e gas, solo bombe e violenza.

Questa guerra civile fu ispirata al principio della “pulizia etnica”, ed è stata la piu sanguinosa e disumana. Milioni di persone sono state uccise e mutilate, milioni di donne sono state violentate e stuprate, migliaia di persone sono state portate nei campi di concentramento, ma la cosa più sconvolgente è che durante l’aggressione sullo stato di Bosnia-Erzegovina dal ’92 al ’95, tra le categorie più esposte agli orrori della guerra si trovavano le donne.
Venivano stuprate, incarcerate nelle prigioni e nei campi, torturate, obbligate al lavoro forzato, cacciate a forza dalle città. Le bambine tra i 12-14 anni venivano separate dalle loro famiglie e condotte in luoghi dove venivano sottoposte a stupri ed altre forme di tortura, compresa la mutilazione fisica e la violenza.
Le donne, che sono sempre state, nel corso di tutta la storia, dal Medioevo ad oggi, vittime di soprusi e violenze, anche in questa guerra.

lostoritto
27 maggio 2013

IRENE BENDINELLI

A scuola ci vengono insegnati l’orrore che le due guerre mondiali hanno creato, distruggendo milioni e milioni di vite innocenti, portando le varie nazioni coinvolte all’ estremo delle loro forze. C’è anche da dire però che il caso della guerra in ex-jugoslavia è solo uno dei molti esempi di ulteriori scontri sanguinosi che sono avvenuti nella storia e che raramente vengono trattati, forse per mancanza di tempo, perciò è interessante poter leggere su questo articolo delle nozioni in più. Ma tutte queste guerre hanno sempre in comune una cosa: i loro artefici, cioè quei signori eleganti, padroni delle nazioni che in tv si stringono a vicenda la mano mentre invadono lo stato di un altro solo per pura bramosia di ciò che non possiedono, oltre che un forte senso di indipendenza che ha portato ad esempio la Croazia a rendersi appunto indipendente, cosa che ai serbi non andò giù. Insomma tra l’ambizione politica, la lotta per l’indipendenza e gli interessi economici la guerra civile nell’Ex-jugoslavia diventa reale in meno che non si dica, portando a ben più di dieci anni di conflitto. Solo con il referendum del 2006 si è riusciti a raggiungere la tanto ambita e sospirata indipendenza. E’ importante sottolineare il fatto che tale scontro non è avvenuto così lontano dai nostri giorni, infatti, come riporta l’articolo di Luis, si è giunti ad una totale conferma solo nel 2009. Ciò fa riflettere che le due guerre mondiali non sono dei fatti barbari e obsoleti che nessuno potrà mai ripetere, un esempio è appunto la guerra nell’ Ex-Jugoslavia, ma anche tutti gli scontri che avvengono quotidianamente nel resto del mondo di cui noi non sappiamo nulla solo perchè i nostri cari e amati “media” non riescono a raggiungere. Invito tutti quanti a riflettere sul fatto che la guerra è un male che continua a persistere in ogni nazione e che solo una mente in grado di guardare al mondo come un unico paese fatto di diverse etnie può essere in grado di scacciare, questo messaggio deve essere trasmesso a tutti i giovani come me, che rappresentano il futuro.

lostoritto
27 maggio 2013

LAURA FRANCO

Le guerre jugoslave furono senza ombra di dubbio, almeno per me, il frutto di un inganno e forse anche un imbroglio etnico. Il conflitto non era necessario, inevitabile. Facile appellarsi al destino amaro dei Balcani, facile credere che quella parte dell’Europa fosse una polveriera. Serbi, croati, musulmanie e kosovari si odiavano da secoli, al punto da volersi annientare. La morte di Tito, e la fine della sua “oppressione protettiva”, avrebbe liberato queste energie mai sopite. Senza ombra di dubbio una lettura dei fatti in questa maniera è stata fuorviante. Inoltre l’aggressione di serbi da parte di serbi o la difesa di musulmani a Sarajevo da parte del generale serbo Jovan Divjak testimoniano come l’elemento etnico fosse secondario. Sono stati i soldi, la brama di potere, la necessità delle seconde file del defunto partito comunista di riciclarsi come nuovi leader democratici, a portare la Jugoslavia alla guerra. Sulla testa della popolazione jugoslava si è giocata una partita che ha visto la politica prosperare sulla morte e sulla distruzione della popolazione.

lostoritto
28 maggio 2013

ADRIANA OSLER

Quando la Cecoslovacchia si è separata in due nuovi stati: la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca una crisi drammatica ha investito la Jugoslavia. Tito era riuscito a tenere unito uno Stato , che era un mosaico di etnie e di religioni, grazie al suo collante ideologico rappresentato dall’ideologia comunista. Con la morte di Tito entrava in crisi il regima comunista e di conseguenza tutta la struttura federale dello Stato jugoslavo. Poco dopo la Slovenia e la Croazia reclamavano con determinazione l’indipendenza dopo le prime libere elezioni del Paese nel 1990. Intanto nella Repubblica di Serbia andò al potere Milos Milosevic, il quale voleva una Serbia dominante su una Jugoslavia unita e, difronte alla paura che si riproponesse il disegno di una “Grande Serbia”, la Slovenia proclamò la sua indipendenza. Nel 1991 la Croazia la seguì sulla stessa strada. Ma il dramma che riguardava la Jugoslavia sembrava non finire mai: nel 1992 la guerra civile, etnica e religiosa aveva investito anche la Repubblica di Bosnia, che a sua volta aveva proclamato l’indipendenza. Questo conflitto che si scatenò tra la maggioranza musulmana, i croato cattolici e i serbi ortodossi riportò alla memoria tutti quelli orrori che avevano caratterizzato la Seconda Guerra Mondiale. In questo modo si creò una “pulizia etnica” compiuta dai serbo-bosniaci appoggiati da Milosevic. Ciò che successe durante la guerra dell’ Ex- Jugoslavia è un fatto atroce. Molto spesso si pensa che solo le due guerre mondiali hanno portato a sanguinose battaglie dove a lasciarci la vita erano migliaia persone innocenti, ma anche la guerra della Ex-Jugoslavia ha lasciato un segno indelebile dove anche qua come in molte altre guerre, in tutte, a rimetterci sono sempre famiglie, perone, bambini e anziani innocenti.

lostoritto
28 maggio 2013

MARIANGELA POLA

La storia della guerra nella ex-Jugoslavia, purtroppo, è una storia che abbiamo e tuttora sentiamo molto spesso. Guerre combattute per ottenere l’indipendenza, imporre il proprio controllo, cancellare il nemico. Eppure tutto questo ha sempre un unico risultato: la morte di migliaia di innocenti e la sofferenza di chi rimane in vita. Molto spesso si sente dire “queste cose non dovrebbero accadere nel 2000″ come se ci fosse la convinzione che cambiato secolo, siamo cambiati tutti, ci siamo dimenticati degli orrori passati.
Se pensiamo alla nostra Europa, anche in essa troveremo una storia simile. La Seconda Guerra Mondiale per esempio, che con Hitler voleva riunire più paesi e culture in un unico grande e trionfante impero; l’URSS ha fatto lo stesso tentativo, ma il risultato è sempre stato lo stesso. Forse l’Unione Europea è stata una buona risposta a questi tentativi di dominio e negazione delle differenze, perchè ha tentato ed ogni giorno sempre più si sforza, di unire stati differenti tra loro per molti aspetti, per collaborare e costruire qualcosa di migliore assieme.

lostoritto
28 maggio 2013

Valmira Jakupi
La disgregazione degli stati appartenenti alla Jugoslavia, a cui faceva capo Tito, fu molto complicata e sanguinosa. Oltre alla situazione raccontata in dettaglio nell’ articolo presente, ci tengo ad accennare anche al genocidio effettuato in Kosovo, dove negli anni 1998-99, le forze paramilitari serbe uccisero 13000 civili kosovari, tra cui donne e bambini, mentre i caduti tra i combattenti albanesi furono circa 3000. Senza dimenticare le migliaia di donne stuprate da militari serbi; cifra stimata intorno ai 20000. Sono questi i numeri che la sanguinosa “battaglia” contro il Kosovo ha riportato, sempre se può chiamarsi battaglia uno scontro contro civili, i quali passavano le loro giornate a nascondersi dalle truppe serbe e a sopravvivere alle granate lanciate da questi. Cito una delle città che in Kosovo, insieme a Pristina (divenuta poi la capitale dello stato del Kosovo), ebbe più morti, ossia Djakovica. Importante è stato per la fine della guerra civile in Kosovo l’ intervento della NATO, che il 24 marzo 1999, su ordine del presidente Bill Clinton, attaccò le forze serbe nella città di Pristina, Belgrado e Podgorica, e diede inizio all’ espatrio dei profughi di guerra negli stati confinanti (Albania e Macedonia).
Questa fu solo una parte della sanguinosa guerra che portò all’ indipendenza degli stati balcanici. Riflettendo sull’ accaduto mi viene spontaneo pensare alle parole di mia mamma, la quale racconta della situazione e delle tensioni che vi erano in Bosnia prima dello scontro. Lei infatti ha vissuto gli anni della sua infanzia a Bihac, in Bosnia-Erzegovina e prima che avesse inizio lo scontro mio nonno mandò i suoi figli in Macedonia, rimanendo da solo, poiché, nonostante la grave situazione, doveva continuare il suo lavoro. Mi ha raccontato di come il nonno e gli altri erano costretti a nascondersi nelle cantine per non essere trovati dai serbi nei mesi di assedio. Nel periodo in cui vi fu il genocidio di Srebrenica lui si trovava a soli 300 km, in una città poco distante, e tutti pensavano che ciò che stava succedendo a Srebrenica sarebbe successo anche li. Vivere con il terrore che da un momento all’ altro tutto poteva accadere, non era sicuramente facile.

lostoritto
29 maggio 2013

Francesco Torella
La guerra porta sempre alla “vittoria” di qualcuno o qualcosa , ma a quale prezzo?
Nonostante qualche volta la causa di una guerra possa sembrare nobile, alla fine chi ci rimette sono sempre le persone più innocenti ed indifese.

lostoritto
29 maggio 2013

GHENSI ARIANNA

Lo Stato jugoslavo nasce, in seguito alla guerra di liberazione dal nazifascismo guidata dal comunista Josip Broz, e divenne una Repubblica federale formata dalle sei repubbliche di Serbia, Montenegro, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Croazia e Macedonia, oltre alle province autonome del Kosovo e della Vojvodina.
Dopo la scomparsa di Titonel maggio 1980 che per 40 anni aveva garantito una convivenza pacifica di una realtà multiculturale, dal punto di vista etnico, politico, religioso e culturale, si apre una fase di instabilità determinata da un’inflazione crescente, da un forte indebitamento estero e da un sistema decisionale legato alla rappresentanza etnica. La Lega dei comunisti, unico partito dal 1945 si dissolve nel 1990,da allora cominciano a manifestarsi interessi economici divergenti, contrasti politici e forti spinte nazionaliste.
Nel 1992 la Slovenia e la Croazia dichiarano la loro indipendenza mentre la minoranza serba presente nella Croazia si dichiara a sua volta indipendente con l’appoggio militare della Serbia, scatenando il conflitto serbo-croato, che finisce nel 1992 con l’intervento dell’ONU.La Serbia, con a capo Milosevic, è lo Stato più potente dell’area, difende le sue prerogative politico-economiche e, con l’obiettivo di una ‘Grande Serbia’, vuole tutelare i 2 milioni di serbi che vivono al di fuori della repubblica. Così nel 1992 tocca alla Bosnia-Erzegovina dove i serbi si oppongono all’indipendenza voluta dai musulmani e dai croati. I serbo-bosniaci e l’esercito federale occupano quasi tutta la Bosnia, bombardano la capitale Sarajevo, effettuano operazioni di pulizia etnica e religiosa, stuprano le donne bosniache.
Il conflitto termina nel 1995 grazie all’intervento della Nato con un bilancio di 250.000 morti ed oltre 2 milioni di profughi. Gli accordi di Dayton furono firmati il 21 novembre 1995 da Milosevic per i serbi, da Tudjman per i croati e da Izetbegovic per i bosniaci.
Jean-Selim Kanaan:
“La cosa che più mi turbava non era la mancanza di sicurezza individuale, il fatto che potessimo, come qualunque altro abitante di quel paese, morire improvvisamente a causa di una granata o di una pallottola di un cecchino, ma il fatto di assistere in diretta – e forse contribuire? – al crollo di tutti i valori difesi dalla nostra civiltà. I diritti dell’uomo non avevano più alcun senso. Potevi essere ucciso ad un posto di blocco soltanto perché il tuo nome sembrava musulmano. E la cosa peggiore è che il tipo che ti stava di fronte, quello che ti sparava era tale e quale a voi e a me.”

lostoritto
29 maggio 2013

Davide
Gli atti compiuti in questo conflitto sono i più schifosi di cui abbia mai sentito, quelle bestie b******e non saranno mai esseri umani. La cosa più frustrante è che sia avvenuto mezzo secolo dopo il nazismo, nonostante l’esempio dell’olocasto sono stati commessi atti perfino più orrendi di esso, e nel continente che si riteneva il più civilizzato insieme a Australia e America! I responsabili sono solo mostri privi d’anima, come tutte le bestie disposti a fare cose simili meriterebbero di finire nei lager!

lostoritto
30 maggio 2013

Di Stradis Francesca

Proprio come ricorda Michela nella guerra nell’ex Jugoslavia lo stupro era divenuta una vera e propria “tattica” di guerra. Questa è forse la cosa più preoccupante. Pensare a tante donne come noi, che sono state private della loro dignità in quanto donne, di essere state ridotte ai dei semplici oggetti volti a soddisfare il piacere fisico di simili bruti ! Dovremmo forse pensare alle conseguenze odierne di quei terribili atti; tante donne si vergognano, si sentono esse stesse colpevoli di aver subito una tale umiliazione. Queste donne sono state private della loro dignità femminile!Questa guerra nata da tensioni politiche, come al solito riversa le sue oscenità e la sua crudeltà sui civili.Bambine costrette a crescere troppo in fretta. Donne che oggi hanno forti depressioni, stati d ‘ansia, molte con gravi problemi ginecologici, e molte private della possibilità di divenire madri. Cosa può esserci di più cruento per una donna? A questo proposito ho letto un articolo che vi metterò qui sotto.Stupri nella ex Jugoslavia
L’inferno di una ragazzina
Decine di donne trasformate in oggetti sessuali
Picchiate vendute e violentate in gruppo

di BARBARA ARDU’
ROMA – Sul banco degli imputati quello che rimane di tre uomini. Tre ex capi locali delle milizie serbo-bosniache che nell’estate del 1992 presero Foca, cittadina della Bosnia sudorientale, e la trasformarono in un inferno, riducendo allo stato di schiave sessuali decine di donne, ragazzine e bambine. Alcune di loro avevano solo 12 anni, molte rimasero incinte.

La caduta all’inferno la racconta una donna musulmana bosniaca davanti ai giudici del Tribunale penale internazionale dell’Aja, che indaga sui crimini commessi nell’ex Jugoslavia. Ora è una donna, ma era una ragazzina in quell’estate del 1992, di appena 16 anni. Nascosta da un tendone nell’aula bunker del Tribunale dell’Aja, con voce lenta, ma carica di emozione, racconta: “Venivano quando volevano, ogni giorno, sceglievano una di noi, la portavano via, la violentavano”. E’ decisa, quando parla, “Fws50″, tre lettere e un numero in codice assegnatole dai giudici, per proteggerle l’identità e la nuova vita. E’ l’ora del processo per gli stupri di guerra, consumati nella ex Jugoslavia e lei è la prima delle “schiave” di Foca a testimoniare.

“Un giorno – racconta – sono stata portata con altre tre ragazze in una casa abbandonata davanti alla stazione, c’erano molti soldati. Sceglievano una di noi e la violentavano, Passavano da una ragazza all’altra, era orribile”.

Lo stupro di guerra, ha stabilito il Tribunale dell’Aja, equivale a un crimine contro l’umanità. E’ la prima volta. I tre seduti sul banco degli imputati rischiano l’ergastolo, ma molti dei loro compagni sono ancora latitanti. Sono accusati di stupro, ma non solo. Sono accusati di aver trasformato donne e bambine in oggetti, di averle usate come schiave personali, di averle addirittura vendute ad altri in “case degli stupri” o date in “premio”, per violenze di gruppo, ai loro uomini.

Quando presero la città di Foca, le milizie serbe separarono uomini e donne. I primi furono internati in una prigione. Donne, bambini e vecchi vennero invece sistemati in case, motel e altri luoghi chiusi. Alcune donne furono segregate a disposizione delle milizie in una palestra, quella di Partizan e nei locali di una scuola media. Su di loro veniva esercitato ogni tipo di potere con il terrore, gli stupri e le botte a quelle donne che tentavano di opporsi.

“Fws50″ oggi non ha più paura. Ogni tanto si ferma, ma racconta tutto. “Non è facile parlare – dice – ma voglio che il mondo sappia che cosa è successo a Foca”. Ricorda la ragazzina, costretta a diventare donna troppo presto. E racconta di quell’uomo, un serbo, suo vicino di casa, padre di famiglia, con quale prendeva l’autobus tutti i giorni, che la violentò senza scrupoli, in quella orribile estate. Racconta del miliziano che con un coltello le tracciò una croce sul ventre, prima di violentarla.

E riconosce due dei tre uomini sul banco degli imputati, Kunarak e Vukovic. Quest’ultimo, dopo averla violentata la prima volta, “accese una sigaretta e disse che poteva farmi ben altro, ma che non lo avrebbe fatto, perché avevo la stessa età della figlia”. Ora “Fws50″ tenta, come altre, di ricostruirsi una vita. Come sta facendo un’altra delle vittime, anche lei ha un nome in codice, “Fws87″. Anche lei aveva 15 anni all’epoca, e per otto lunghi mesi è stata sottoposta a torture e stupri di gruppo.

Impresa difficilissima, per loro, ricostruirsi una vita e una identità. “La salute mentale e psicologica di queste donne – è scritto nell’atto di accusa – si è deteriorata in modo serio come risultato dei ripetuti assalti sessuali. Alcune di loro
hanno iniziato ad avere problemi ginecologici gravi, altre hanno tentato il suicidio, altre ancora sono diventate indifferenti a ciò che gli era accaduto, ma continuano a soffrire di depressione”.

(2 aprile 2000)

lostoritto
3 giugno 2013

“Il 1989 viene ricordato come l’anno della caduta dell’Urss, ma dietro l’angolo si celava anche l’inizio del conflitto europeo più sanguinario della Seconda Guerra Mondiale: quello Jugoslavo” (tratto da un articolo di Alessio Lana).

La storia della guerra nell’ex-Jugoslavia è un tema ricorrente anche nei giorni nostri, nonostante si tenda spesso a dimnticare o meglio a tralasciare gli orrori ch essa ha portato con se. Come tutti i conflitti della storia, anche essa ha trascinato dietro di se la morte di migliaia di persone innocenti, coinvolte in una lotta che aveva lo scopo di ottenere l’indipendenza e di eliminare il nemico, a scapito di esse. Ciò che però questa guerra ha di davvero sconvolgente, è la crudeltà con cui si è imposta sulle donne, portandole a privarle della loro dignità e “promuovendo” lo stupro come unica ed infallibile tattica per affrontare questa guerra. A mio parere credo che non sia assolutamente giusto dimenticare simili episodi, ma al contrario ritengo che il nostro imoegno sia fondamentale per combattere queste atrocità, che ai giorni nostri sono putroppo molto frequenti.

Nicole Cainelli

lostoritto
4 giugno 2013

ALICE MOSCHEN

Circa vent’ anni fa è scoppiata la guerra civile dell’ ex-Jugoslavia, uno dei conflitti più sanguinosi e terribili avvenuti nella storia europea. Questo scontro, ispirato ad una “ pulizia etnica “, durò per ben 4 anni : 4 anni di terrore, di reclusione, infatti non si poteva ne entrare ne uscire dalla città, ma soprattutto di disumanità e cattiveria.
E’ l’ ennesima guerra che rappresenta la voglia di imporre la propria supremazia sul prossimo, di eliminare il nemico, di ottenere la propria indipendenza e il rispetto degli altri. Ma per guadagnarsi tutto ciò è necessario commettere queste atrocità? Questi atti impuri? Per via di questi fattori sono morti più di 3000 persone, tra cui più della metà sono civili, bambini, donne, tutti innocenti, che cercavano di stare fuori da tutto questo, cercavano di vivere una vita più serena possibile. E’ giusto ricordare questi terribili eventi, con lo scopo che non si ripetano più, Ci sono sicuramente altri strumenti per ottenere la propria indipendenza, non è necessario iniziare un conflitto che può recare solo danni. Queste atrocità rappresentano dei segni indelebili, delle cicatrici nei cuori delle persone che le hanno vissute.

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